Ma davvero il cliente ha sempre ragione? O a volte è semplicemente un emerito pirla?
Perché, davvero, dopo anni di lavoro a contatto con il pubblico o nel servizio clienti, penso di averne viste e sentite di tutti i colori.
C'è quello che ti fa sorridere perché ci prova, ci prova davvero con tutte le sue forze a capire cose “moderne” e “tecnologiche”, ma proprio non ce la fa.
C'è l'anziano che ti fa una tenerezza infinita: chiudi un occhio sui suoi errori e cerchi di non fargli notare le castronerie che sta facendo.
C'è lo sbadato, che ogni due giorni ti chiama perché non ricorda in quale voce del menu si trovi lo storico delle fatture.
E poi c'è il fetente.
Il fetente tipo ti si presenta immediatamente con fare spocchioso, ché siccome il tuo servizio non funziona e non gli stai dando assistenza, gli stai facendo perdere tempo e denaro.
Inizia a telefonare in ufficio alle 8 del mattino, pur sapendo che nessuno risponderà prima delle 9:30 e, non ottenendo alcuna risposta, cerca di chiamare al telefono aziendale di tutti i consulenti, che viene acceso rigorosamente alla stessa ora del centralino. Allora inizia a spedire mail al reparto tecnico, commerciale, amministrativo, marketing, ufficio stampa e, se ne fosse in possesso, anche a al recapito della donna delle pulizie. Finché, alle nove e mezza, tu arrivi in ufficio e ti trovi 12 mail e 48 chiamate senza risposta provenienti dalla stessa persona. Dal fetente, per l’appunto.
Ti mette in allarme, ti fa pensare che sia esploso il server, che il suo account abbia subito un attacco informatico… E invece no: ieri ha cambiato la password per entrare nel software, non se la ricorda, e la colpa ovviamente è tua perché il suo browser non l’ha memorizzata.
Gli spieghi che, per risolvere il suo problema, occorre parlare con il collega che al momento non è ancora entrato in ufficio, e il fetente ti dice che attenderà al telefono fino a quando il collega non sarà rientrato.
Con buona pace di tutti i santi che stai snocciolando a mo’ di rosario guardando il calendario, gli spieghi, mantenendo un certo savoir-faire, che non puoi tenere occupato il centralino per tutto questo tempo se non per reali esigenze. Puoi comunque aiutarlo con un reset password forzato, ma no: non va bene, non lo vuole.
Finalmente lo convinci a desistere, gli garantisci i 20 minuti canonici per la risoluzione del problema, assicurandogli che verrà richiamato entro quel tempo limite. Il fetente dichiara di avere altro da fare nella vita che aspettare la tua telefonata e riattacca in malo modo.
Richiama immediatamente l'ufficio commerciale dicendo che lui non ha tempo per aspettare la risoluzione del suo problema e che richiamerà nel pomeriggio, poi riattacca in malo modo.
Dopo 15 minuti dalla fine della prima telefonata con te, lo chiami per dirgli che il problema è stato risolto: non risponde al telefono. Gli invii un SMS con una password temporanea.
Alle ore 14:30 il fetente chiama in ufficio sbraitando perché non lo hai richiamato, ovviamente dopo aver prima telefonato al titolare lamentandosi della tua inefficienza. Gli spieghi che gli hai inviato un SMS con la nuova password alle ore XY, ma lui dice di non aver ricevuto nulla.
Poi, con una pazienza che manco il Dalai Lama, gli fai lo spelling della nuova password da inserire, che a suo avviso è troppo lunga e gli stai facendo perdere tempo per scriverla.
Dopo 30 minuti riesce a scrivere la password. TRENTA-MALEDETTI-MINUTI.
“Sì, ma io non ho mai visto una roba del genere. Dica ai vostri sviluppatori che il vostro software fa schifo e che, per colpa vostra, non ho potuto accompagnare mia moglie oggi alla Sagra del Panin Onto.” E riattacca in malo modo bestemmiando il Padreterno.
Dopo 5 minuti ti appioppa una recensione negativa online.
E niente, buon rientro dalle ferie pasquali.




