...anche se io, da buona pagana, festeggio più che altro il 21 dicembre, giorno di Yule. Ma questo periodo dell'anno mi è sempre piaciuto particolarmente anche se, questa volta, mi stanno mancando molte cose: i giri nei negozi, il vin brulè in piazza, le serate con gli amici a festeggiare... E pure il classico tormentone "Cosa facciamo a capodanno?".
Oggi però ho aperto il mio bel panettone senza lievito/glutine/lattosio, portato i regali a Silvia e alla mia nipotina, finito l'albero di Natale, attaccato le luci e le palline alla libreria ed organizzato un bel Google Meet per domani sera con i ragazzi del mio gruppo Facebook "Italian Alternative Community". Insomma, mi sto dando da fare per respirare un po' di aria natalizia come è giusto che sia, nonostante tutto.
A me tutto sommato questo 2020 ha regalato anche cose belle e vorrei pensare più a quelle, in questi giorni, che non al casino che c'è là fuori.
Purtroppo ho notato che non è molto semplice portare i propri pensieri in un posto diverso da questo. Ci sono dei giorni in cui apro Facebook e mi dico "Adesso scrivo questa cosa", ma poi mi blocco. L'ultima volta che ho messo un post è partita mezza strage, e tutto a causa di un panettone vegano. Le persone sono impazzite e non sanno più come comportarsi, non sanno più confrontarsi o parlare liberamente, è una tortura.
Mi dedico alle cose belle, allora, domandandomi che cosa avrei fatto se non ci fosse tutta questa mania di protagonismo sui social. Ricordo i tempi in cui c'erano solamente i forum, i blog... Mi mancano. L'avvento di Facebook ci ha cambiati tutti, in peggio, e io non ne sono esente.
Ma parlando di cose belle... Ho ricominciato a leggere la saga di Harry Potter, dopo essermi finalmente impossessata di tutti i volumi. Al momento sono al terzo capitolo della saga, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Nel frattempo mi sono rivista il primo film e andrò avanti con i successivi man mano che terminerò i libri. Ho bisogno di un po' di magia in questi giorni!
In più ho ripreso la lettura del manga Nana, dopo avere appena finito di riguardarmi l'anime su Netflix. Vorrei spendere fiumi di parole su questa storia che mi ha fatta ridere, piangere, sognare. Poi però mi chiedo chi me lo fa fare... Forse è meglio tenere per me tutti questi pensieri.
Non so nemmeno perchè continuo a tenere questo blog. Boh... Questa sera sono un po' malinconica e pensierosa.
Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto "allegro Natale" in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio!
Charles Dickens - Canto di Natale
Sfido chiunque a non aver mai avuto a che fare, in questo periodo, con una qualsiasi versione letteraria o cinematografica del Canto di Natale di Charles Dickens.
Ebenezer Scrooge, già il nome è tutto un programma, è un grosso uomo d'affari, più precisamente un banchiere. Ce lo vediamo già questo signore di una certa età, incazzato come una biscia nei confronti di tutto e di tutti, interessato solo al vil denaro e a come risparmiare fino all'ultimo centesimo per ingrassare il malloppo custodito gelosamente in cassaforte. Il punto è: facesse almeno una bella vita! E invece no, vive in una stamberga e veste come un clochard.
Ad un personaggio simile potrebbe forse piacere il Natale? Giammai! Avete presente il Grinch? In confronto quest'ultimo è l'impersonificazione delle feste. E così, preso dal risentimento ad ogni manifestazione natalizia che incontra lungo il cammino, dopo aver concesso a malincuore al proprio impiegato Bob Cratchit di non lavorare almeno il 25 dicembre, la sera del 24 il nostro Scrooge torna a casa più inviperito del solito. Sta per aprire il portone quando qualcosa, per un attimo, lo ferma: sembra che il batacchio abbia un volto familiare, quello di Jacob Marley, il suo vecchio socio morto diversi anni prima proprio alla viglia di Natale. Pensando che si tratti di un'allucinazione, dopo un attimo di sgomento, entra e si appresta alla cena. Ed è in quel momento che inizia ad accadere l'inverosimile perchè, dopo una serie di spaventosi rumori che si propagano per tutta l'abitazione, la porta della cucina si apre e appare niente meno che il fantasma di Marley con un enorme e lunga catena che l'avvolge da capo a piedi. A quella catena sono appesi lucchetti, banconote ed attrezzi del lavoro da banchiere. Il fantasma gli spiega che si tratta della sua punizione eterna per esser stato troppo avaro e che anche per Scrooge vi è una sorte analoga se non peggiore. Quel che può fare per salvarlo dalla dannazione è ammonirlo, quindi, e di mandargli in visita nottetempo altri tre fantasmi: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro.
Scrooge non si fa intimorire dall'avvertimento, convinto che si tratti di fantasie ed allucinazioni, e se ne va a dormire come se nulla fosse. Avrebbe potuto anche fare sonni tranquilli se non che, ad un certo punto, viene svegliato dal primo fantasma: quello del Natale passato. Questi lo accompagna indietro nel tempo, mostrandogli la sua infanzia e la sua giovinezza, quando per lui il Natale era ancora una festa sentita e piena di amore e di gioia. Rivede la propria famiglia, Bella -la donna che ha amato- , i vecchi colleghi di lavoro quando era ancora un impiegato alle prime armi. Poi le immagini iniziano a farsi più dolorose: la morte della sorella, la separazione da Bella a causa delle differenze economiche sorte nel momento in cui, assieme a Marley, è divenuto titolare della banca. Non potendo più sopportare oltre, scaccia lo spirito in malo modo, ritrovandosi ben presto nel proprio letto e con un senso di oppressione al cuore.
Non tarderà ad arrivare il fantasma del Natale presente, un personaggio che assomiglia ad una versione ringiovanita di Babbo Natale. Lo spirito lo porterà a curiosare nelle case di Bob Cratchit e del nipote Fred, figlio della compianta sorella Fanny. Nonostante la miseria, Cratchit sta festeggiando con la moglie e i figli dedicando parole d'affetto anche al vecchio bast... Volevo dire, al proprio datore di lavoro, grazie al quale possono consumare assieme un pasto caldo. Scrooge nota che il più piccolo dei figli di Cratchit non se la passa benissimo ed il fantasma gli spiega che, infatti, è molto malato, ma lo stipendio da fame di Bob non permette alla famiglia di acquistare le medicine necessarie alle cure. Il vegliardo chiede allora se il piccolo Tim (questo il nome del bambino) starà meglio, ma la risposta lo raggela: "Io vedo un posto vuoto nel povero focolare...". Un'atmosfera diversa regna invece in casa di Fred, circondato da parenti ed amici, il quale sta brindando con affetto al vecchio zio Scrooge. Dopo aver visitato altri luoghi tra i più disparati in cui si sta celebrando all'insegna del calore umano e della serenità, a mezzanotte lo spirito del Natale presente inizia ad invecchiare e morire, lasciando al proprio posto due bambini vestiti di stracci: essi sono Ignoranza e Miseria, due figure per niente confortanti che sotto agli occhi di Scrooge si trasformeranno in adulti altrettanto ignoranti e miserabili.
Conclusi i dodici rintocchi, il fantasma del Natale presente diviene polvere e lascia il proprio posto a quello del Natale futuro. Muto, lo spirito mostra all'uomo il proprio corpo sul letto di morte e la reazione di coloro che sono appena venuti a conoscenza della sua dipartita: con parole di sfregio mostrano di non essere affatto dispiaciuti e di non vedere l'ora di poter mettere mano su tutto ciò che egli ha gelosamente guadagnato e custodito. L'unico che passerà a rendere un saluto alla sua tomba sarà il nipote Fred. E la famiglia di Bob Cratchit? Ahimè, il piccolo Tim è morto e la tomba del bambino si trova proprio a pochi passi da quella del vecchio. Chiedendo perdono e sentendosi realmente pentito, Scrooge cade in una voragine che si apre proprio sotto la propria lapide, ritrovandosi in quella che pare essere la bocca dell'inferno. In una caduta senza fine, lambito dalle fiamme, si risveglierà di lì a poco nel suo letto, incredulo di essere ancora nel mondo dei vivi.
E' la mattina di Natale, è ancora in tempo per poter cambiare le previsioni del Natale futuro! Vestitosi di tutto punto, esce di casa e manda, non prima di avergli elargito una lauta mancia, un ragazzo ad acquistare un cappone per farlo recapitare a casa di Bob Cratchit; infine si precipita a casa del nipote Fred il quale, proprio pochi giorni prima, s'era visto rifiutare l'ennesimo invito a trascorrere il pranzo natalizio in famiglia.
Il giorno dopo, al lavoro, accoglie Cratchit burberamente ma, in realtà, ha in serbo per lui una bella sorpresa: gli annuncia infatti un aumento di stipendio e condizioni lavorative più umane. Inutile dire che i due diventeranno inseparabili, che il piccolo Tim si salverà grazie alle medicine acquistate personalmente da Scrooge e che da allora l'uomo si ritroverà a vivere non solo in maniera più dignitosa ma anche, soprattutto, più serena.
Tra le varie versioni tratte da questa storia vale la pena ricordare "Il canto di Natale di Topolino" firmato Disney (qui sotto una clip relativa alla prima parte e in cui ci vengono presentati i personaggi): quale migliore volto per il vecchio taccagno se non quello di Paperon De' Paperoni, il cui nome in lingua originale è proprio Scrooge?
Di notevole interesse, invece, il primo adattamento cinematografico: "Scrooge, or Marley's ghost, di Walter R. Booth, datato 1901. Purtroppo non tutta la pellicola è giunta fino a noi in quanto i circa due minuti finali sono andati perduti a causa dell'usura e del tempo. In questo film è curioso notare come non vi siano tre spiriti a guidare Scrooge tra i vari Natali ma solamente uno: quello di Jacob Marley.
E' sempre stata una delle mie canzoni preferite (non me ne voglia Jeff Buckley ma questa versione è da pelle d'oca). Poi ho letto i commenti al video su Youtube... Una madre raccontava della figlia, morta in un incidente giovanissima, e che adorava questo brano. Non so perchè ma da allora la ascolto sempre con una stretta al cuore. Maledetta empatia.
A differenza dei tempi moderni, in cui la musica è a portata di chiunque grazie a piattaforme del calibro di Youtube, Soundcloud, Spotify et simila, negli anni Ottanta se volevi scoprire nuovi gruppi o le ultime novità dei tuoi artisti preferiti avevi quattro opzioni:
- la radio
- i juke box
- la speranza di trovare articoli o interviste su un'emittente televisiva o qualche rivista
- il passaparola e lo spaccio sottobanco di cassettine doppiate (da riavvolgere rigorosamente con la penna Bic per non sprecare le pile del walkman)
Per i più grandicelli c'era anche la quinta opzione, le fanzine autoprodotte, ma ahimè tra le mie zampe non sono mai passate per ragioni puramente anagrafiche.
Io, classe 1981, mi sono approcciata per la prima volta al mondo della musica grazie alla radio e ai vinili e alle cassette di mamma. Ero di orecchio buono e lo sono tutt'ora perchè, come diceva La Pina in "Rispettane l'aroma": Ascolto hip hop che arriva dritto dall'America, ma nel mio walkman puoi trovarci Mario Merola.
Bene, provate ad immaginare come sia stato per me scoprire l'esistenza di Videomusic: non solo musica ma anche videoclip. Non solo i soliti artisti, ma anche gruppi e cantanti che fino ad allora per radio non avevo mai sentito. Festa grande!
Un piccolo excursus storico: Videomusic nasce nel 1984, qualche anno dopo la sottoscritta ma nello stesso mese. Inizialmente le trasmissioni andavano in onda su Elefante TV (alzi la mano chi se lo ricorda!), per poi passare ad una propria frequenza e creare un canale dedicato al 100% alla musica e, più tardi, di riflesso, a diverse tematiche culturali.
Siccome io arrivo sempre tardi, ho iniziato a seguire la programmazione di Videomusic più o meno nel 1992, che comunque per l'epoca era un bel risultato: il monopolio del piccolo schermo ce l'hanno sempre avuto i veci, tranne che per i cartoni animati o quando mi impuntavo per vedere i film horror. Due passioni che mi sono rimaste, tra l'altro.
Ma torniamo agli albori dell'emittente. Una televisione giovane, fatta per i giovani: contenuti musicali a livello nazionale ed internazionale venivano dati in pasto ad una generazione che desiderava far parte di un movimento o di una controcultura come nel caso della darkwave e del post punk, nati giusto pochi anni prima. Così anche se vivevi sul cucuzzolo della montagna o in mezzo alla campagna più desolata, riuscivi a rispecchiarti in qualcosa. "Cavolo, questa roba mi piace, e là fuori chissà quanti altri la pensano allo stesso modo dal momento che se ne parla addirittura in televisione!". Per quanto fare ora un discorso di questo tipo sia anacronistico, assicuro che non fa una piega. Trovavi la tua dimensione e ti sentivi meno solo.
E' inutile però fare i nostalgici: se venisse riaperta l'emittente con lo stesso nome, le stesse trasmissioni, magari anche gli stessi VJ, non sarebbe la stessa cosa, mai. E' cambiato il trend, ai giovani la musica piace scoprirla in modi diversi e, diciamocelo, la TV chi la guarda più? E' il background che fa la differenza ma noi, viaggiatori musicali (e musicisti, in alcuni casi), chiudiamo gli occhi e sogniamo ancora.
Intervista ai Diaframma. Al giorno d'oggi una roba del genere in televisione ce la sogniamo eccome.
Online ho trovato una lista, purtroppo non aggiornata, dei programmi andati in onda, senza che io ne faccia un banale copia incolla è disponibile a questo link.
Quest'anno niente albero! O meglio, non nel vero e proprio senso del termine.
Ci siamo messi d'impegno per fare qualcosa di alternativo (come nel nostro stile, insomma) e possibilmente a prova di gatto. Ebbene: pian piano qualcosa di carino sta uscendo! Questa è la base sulla quale lavoreremo nei prossimi giorni: mancano le decorazioni e le luci ma, nel frattempo, qualche gufetto è già in stato di appostamento.
Diciamo che con i lavori manuali di precisione non siamo molto pratici ma ci mettiamo comunque di impegno.
E comunque abbiamo deciso di rallegrare un po' anche i vicini di casa attaccando alla porta d'ingresso questa meraviglia trovata al bazar per pochi spiccioli:
Ok forse quel povero daino (mi sa che nell'intento originale dovesse essere una renna!) è un po' malfatto, sembra si sia ingozzato di Pan di Stelle - da notare la pappagorgia, la pancia prominente e le stelline sulla groppetta.
Nel frattempo ho ordinato i regali di Natale presso la Bottega Errante dei Sogni della mia amica Cinzia: assieme a suo marito Alex crea oggetti straordinari in pannolenci, feltro e gomma eva! Ben consapevole del fatto che nessuno dei destinatari verrà a sbirciare sul mio blog, vi mostro un assaggio di ciò che ho acquistato:
Non è una meraviglia? Ne ho prese tre: una per il moroso (con la triplice luna) e due per le mie amiche Silvia ed Antonella; quest'ultima temo che non riuscirò a vederla prima del nuovo anno causa spostamenti limitati, mi mancherà festeggiare il Capodanno con lei, ormai era una tradizione!
Le creazioni della Bottega sono sempre una garanzia, avevo già avuto modo di regalarmi qualcosa tempo fa e sono rimasta piacevolmente soddisfatta dalla cura con cui i ragazzi lavorano. I materiali sono di ottima qualità e la lavorazione è impeccabile.
In questo periodo dell'anno e, ancor più, in questo periodo storico particolare, mettiamo da parte la spilorceria e i regali dozzinali, scegliamo qualcosa di artigianale e fatto con il cuore!
"Natale non è Natale senza regali", si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
"È così spiacevole essere poveri!" sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
"Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente", aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
"Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell'altra", disse Beth compiaciuta dal suo angolo.
(Piccole Donne - Louisa May Alcott)
Non è un libro natalizio, eppure il fatto che la storia delle sorelle March si apra proprio in questo periodo dell'anno non può che ricondurmi ai fasti (si fa per dire) dei miei primi Natali. Quelli passati a casa della nonna o della zia, con le tavolate piene di cappelletti, salamina col purè, arrosto, patate fritte, panpepato, torrone e panettoni/pandori (spesso entrambi). Di quelle tavolate, a parte me, mamma e papà non è rimasto più nessuno. Chi ci ha lasciato troppo presto, chi ha deciso di trasferirsi dall'altra parte del mondo, chi ha deciso di dare un taglio ai rapporti con quel che resta della famiglia. Allora mi tornano alla mente le parole di Beth e ringrazio per i bei ricordi che ho, per le persone che mi sono rimaste accanto e per quelle che sono arrivate dopo. Del resto la vera famiglia non è solo quella biologica: ci sono persone che per me sono come fratelli e sorelle, pur non sussistendo alcun legame di sangue ad unirci.
Ma torniamo alle nostre quattro piccole donne. Di loro si è parlato tanto, si son scritti saggi, dalla loro storia son stati tratti prequel e sequel, film, telefilm e cartoni animati. Durante questo Natale però voglio parlare della versione radiofonica del primo romanzo: Radio Due, nel 1956, presentò ai propri ascoltatori il radio-sceneggiato in 5 puntate interpretato da Emma Danieli (Meg), Maresa Gallo (Beth), Lea Padovani (Jo) e Vera Silenti (Amy) nei panni delle sorelle March.
A distanza di più di 60 anni rimane un piccolo gioiello (questo sempre a mio modesto parere) che nulla ha da invidiare alle reinterpretazioni per il grande e piccolo schermo. Ascoltare le voci dei personaggi è come tuffarsi tra le pagine del libro e vivere al suo interno. Ecco, la magia del radioteatro non potrebbe avere altra definizione che questa!
Un piccolo appunto sulle interpreti principali.
Lea Padovani E' Jo March. Sono quasi certa che nella vita le somigliasse molto per la spontaneità con cui la interpreta.
Emma Danieli riesce a dare a Meg quel pizzico di simpatia (ma non troppo) che, a mio avviso, manca alla sua controparte romanzesca. Insomma, la rende un pochino più umana, anche se non riesce a farmela piacere, lì ci vorrebbe un miracolo.
Vera Silenti ha regalato ad Amy un carattere più adulto rispetto a quello che traspare nel primo romanzo Piccole Donne, senza snaturarlo.
Maresa Gallo, infine, assieme alla Padovani, è il personaggio più fedele e meglio riuscito tra le quattro sorelle.
Credo che approfitterò di queste serate per riascoltarmelo, giusto per iniziare ad immergermi nel mood... Anzi, iniziamo questa sera, così domani sono pronta per iniziare a costruire il primo albero di Natale "appeso" della storia (la mia, intendo). Con un gatto scatenato in giro per casa bisogna pure ingegnarsi :D
In questo dicembre decisamente atipico ho deciso di farmi un regalo di Natale, senza spendere un centesimo. In che modo? Dando una svolta al mio blog.
Ero partita volendo creare una sorta di diario ma ora voglio parlare anche di altro, ovvero di tutte le cose che amo. Sarebbe bello poter fare la stessa cosa sul mio profilo Facebook ma, posso dirlo? Non è quel tipo di visibilità che cerco. Desidero, invece, la sorpresa. Arrivare su queste pagine e notare che qualcuno ha visualizzato un determinato post vuol dire che non vi è capitato per caso ma che l'ha proprio cercato. Un like su Facebook vale ben poco: spesso si mette una reaction senza nemmeno aver letto del tutto il contenuto. Lo si fa un po' così, giusto per. Ed è un gioco che non mi soddisfa più.
Fatto questo doveroso preambolo, oltre al mio diario racconterò e condividerò ciò che fa parte del mio mondo. Mi sento un po' Alice nel Paese delle Meraviglie a chiamarlo così!
Ammetto di essere un po' invidiosa dei genitori dei miei coetanei, abili smanettoni tecnologici nelle cui mani qualsiasi dispositivo fisso o mobile compie le più grandi prodezze.
Mio padre si è categoricamente rifiutato di imparare ad utilizzare il computer, sebbene la promessa di poter vedere qualche film western in streaming lo avesse inizialmente allettato. Non si è nemmeno mai piegato alla praticità degli smartphone. Fedele fino al midollo ai vecchi telefoni a tastiera, più i numeri son scritti in grande e meglio è. Per la cronaca: non sa nemmeno come leggere o scrivere SMS. Dopo che io e mia madre abbiamo cercato di insegnarglielo in più modi ci abbiamo rinunciato.
Anche mamma è stata inizialmente un osso duro ma col tempo si è messa un po' in pari. Spesso, in compenso, commette casini di portata internazionale tra cui annoveriamo:
- un cellulare morto affogato nel latte di bufala
- l'installazione di un sito porno che si apriva automaticamente ad ogni riavvio del computer
- un'intera lista di contatti telefonici fagocitata da un buco nero perchè altrimenti non si spiega
- chiamate involontarie partite verso numerazioni presenti nella rubrica del cellulare che le avevo prestato... E non parliamo di chiamate verso numeri di amici a cui magari potevo mandare un messaggio spiegando la situazione, eh no. A chi poteva partire se non a una persona che mi sta sulle balle e il cui numero era rimasto in memoria per oscuri motivi?
Non parliamo poi delle innumerevoli volte in cui... "Qui dice che ho vinto un computer!", "Sono il millemillesimo visitatore, clicco qui?", "E' sparito GUGOL" (e quando ho letto per la prima volta questo fumetto di Zerocalcare mi sono chiesta se non fossimo figli della stessa madre).
Ora, il vero dramma accade quando si presenta la Mortal Combo: sei lontana da casa e non puoi raggiungere i vecchi causa quarantena, alla vecia muore il telefono dopo anni di onorata carriera, Amazon le consegna il tablet che le hai anticipatamente fatto recapitare come regalo di Natale (santi saldi del Black Friday) e domani arriverà anche il cellulare nuovo. Montepremi totale: più di 200 euro.
Una notifica su Facebook in pausa pranzo. E' lei.
M: arrivato tablet è possibile che abbia preso la rete da solo?
è il nostro numero di rete però dice criptato cosa vuol dire?
I: si certo se ci clicchi sopra ti chiede di mettere la password
M: invece hifi dovrebbe essere la nostra perchè è aperta
I: no. non è la nostra, non usarla
se clicchi sopra alla nostra dovrebbe chiederti di inserire la password
M: e se la sbaglio cosa succede?
I: se sbagli la password ti dice solo che è sbagliata
M: adesso lo lascio caricare prima
I: si si mettilo in carica
M: ma dici che devo fare un nuovo zapp?
I: ma no il numero è sempre quello
al massimo lo devi reinstallare
poi facciamo videochiamata e ti spiego
M: ha detto Paolo che dipende se è su google
I: si si è su gugol
stasera ci videochiamiamo e ci guardiamo insieme
M: ok
qua perchè skipe non va più
I: boh
M: no non mi ricordo la password e non mi fa più entrare
I: la pass si cambia
M: c' è la mail ma la password dice che è sbagliata
I: se clicchi su recupera password/ho smarrito la password
dovrebbe mandarti un link sulla mail
per fare il reset
M: trovato password vecchia è giusta quella adesso va
Con questi presupposti vi lascio immaginare la videochiamata di questa sera. La prima mezzora è trascorsa bestemmiando causa inserimento password per primo utilizzo del tablet. Nell'ora precedente, partendo da Abelarda e concludendo con Zosimo, ho tirato giù la totalità dei santi del calendario. Per la precisione quello di Frate Indovino, ché li contiene tutti. Circa 20 minuti sono stati impiegati nella speranza di comprendere come accedere a Gugol e come uscire da strane schermate che si aprivano di continuo. "Ma non c'è il manuale di utilizzo?" domando ad un certo punto. Nessuna risposta.
Scarico il manuale di utilizzo dal sito ufficiale.
"Dunque... Per uscire da quella schermata devi scorrere con il dito verso..."
"...L'ho spento perchè non riuscivo a uscire".
Niente, non ne abbiamo cavato un ragno dal buco.
Il problema è che domani arriva il cellulare.
Si preannuncia un secondo round.
Mandatemi pensieri positivi.
EDIT: ore 00.19
Messaggio di Maddreh: Ci sono riuscita, ti sto scrivendo dal tablet. Non avevo scaricato Chrome.
In questo momento mi trovo nella stessa condizione del bombo. Solo che le sue chiappe sono decisamente meglio delle mie.
Per carità, non mi lamento della mia vita. Va beh, mi lamento di certe situazioni, come facciamo tutti del resto. Non è che solamente perchè cerco di vivere sfruttando al massimo il pensiero positivo io non abbia pensieri negativi o non mi incazzi come un'antilope al primo sopruso. Tutt'altro.
Quando ho aperto questo blog qualche annetto fa mi ero riproposta di mostrare solamente il lato più giocoso ed irriverente di me stessa ma per una volta mi vorrei sfogare. E lo faccio qui, perchè so che probabilmente non lo leggerà anima viva.
Sono stanca dei social. Ma stanca davvero. Se non fosse per il gruppo Facebook che amministro e per Messenger che in molti casi mi fa più che comodo, avrei già chiuso baracca.
Nell'ultimo anno la gente ha iniziato a dare il peggio di sé. Terrapiattisti, antivax, negazionisti. Post continui sul Covid che ci sta uccidendo, sul Covid che non esiste, su Conte che si è inventato il Covid, sulla politica che sta ammazzando il popolo, sul popolo che vuole ammazzare i politici che a loro volta vogliono ammazzare Conte che al mercato mio padre comprò.
Ragazzi, davvero... Ma basta.
Andate a fare politica in parlamento visto che siete stati capoclasse alle elementari e sapete come si fa a comandare.
Andate anche a fare i medici, che a quanto pare avete preso la laurea in epidemiologia con le prove di acquisto dello Spuntì.
Vi regalo una bella visuale sulle mie chiappe e torno a strafogarmi di polline.
Nel frattempo,sempre per la serie "Remembering the old times dei cari vecchi blog", propongo questo giochino trovato sulla bacheca Facebook di un amico (uno dei pochi che non ho oscurato): ad ogni frase bisogna rispondere con una sola Band, un solo Cantante, un solo Rapper/Gruppo Rap:
Band I hate: Nessuna, solo sane antipatie
Singer I hate: Nessuno, solo sane antipatie
Rapper/Rap Group I Hate: Non posso nominare la persona perchè mi porta sfiga solo a scriverne il nome ma c'è!
Band I think is overrated: The Clash. Che mi piacciono un botto ma a mio avviso nel genere c'è anche di molto meglio
Singer I think is overrated: Gigi d'Alessio
Rapper/Rap Group I think is overrated: Sfera Ebbasta
Band I think is underrated: Persona, secondo me hanno un gran potenziale ed è un peccato li conoscano in pochi
Singer I think is underrated: Lxandra: credo che in Italia la conosceremo sì e no in dieci persone... io la amo!
Rapper/Rap Group I think is underrated: Roxanne Shanté
Band I love: dai... non posso sceglierne una! ce ne sono almeno 5 che mi fanno diventare una fangirl quattordicenne! a questo punto metto Green Day solo per dritto di anzianità!
Singer I Love: Aaliyah
Rapper/Rap Group I Love: Cypress Hill ma anche qui sarebbe una lista mooolto lunga!
Band that I've seen: Bon Jovi
Singer that I've seen: Carmen Consoli
Rapper/Rap Group I've seen: Busta Rhymes
Band I want to see: Bucovina
Singer I want to see: Tarja Turunen
Rapper/Rap Group i want to see: Eminem
Band Guilty pleasure: Take That x)
Singer Guilty Pleasure: Maria Luisa Congiu
Rapper/Rap Group Guilty Pleasure: vale 50 Cent? xD
Certo che sceglierne solo uno per tipo è stata davvero tosta!