Là fuori la gente preferisce i social, i contenuti in stile fast food, il classico mordi e fuggi. Oppure (SCARILEGIO) inseriscono un prompt su ChatGPT e lasciano che l'intelligenza artificiale scriva per loro quello che vogliono leggere.
Io ho lasciato i social da diversi mesi. Entro ogni tanto, sporadicamente, per controllare gli eventi che ci sono in zona, visto che il mese in cui ho deciso di fare social detox completo mi sono persa il concerto del mio gruppo preferito a due passi da casa nonostante io sia iscritta a tanto di fan club e newsletter... Purtroppo per gli artisti i social continuano a essere il maggior punto di riferimento e di informazione.
Ma non è di questo, al momento, che voglio parlare, anche se 'sta cosa ce l'ho ancora sul groppone e mi scoccia terribilmente.
Dicevamo. Ho letto questi articoli e mi sono soffermata su alcuni punti su cui sono assolutamente d'accordo. In un periodo storico in cui ormai chiediamo all'IA anche cosa possiamo cucinare per cena, dove i social sono invasi dal cosiddetto AI slop, ci stiamo ormai assuefacendo a questo modus operandi et vivendi? Siamo destinati a soffocare sotto qualcosa che invece di aiutarci a fare, comprendere e migliorare ci sta lentamente portando verso la pigrizia mentale? Ma soprattutto: ci meritiamo davvero di doverci districare in questo labirinto in cui la voce umana comincia a non sentirsi più?
Sembra comunque che ci sia qualcuno a cui questo non sta bene. C'è chi non sopporta il dover aprire Pinterest per cercare un'immagine di arredamento e trovare invece una serie di immagini create con AI, dal tratto inconfondibile. C'è chi si è rotto le scatole di entrare su YouTube, Instagram o altri social e trovarsi di fronte a video generati con AI (ma sapete quanto inquina generare un video o una foto con AI???). C'è a chi non sta bene il doversi svegliare alla mattina, cercare di leggere le ultime notizie online e chiudere il browser dopo 30 secondi perché l'articolo che ha deciso di leggere è chiaro come il sole che sia stato generato da una macchina.
Io voglio sapere che cosa ne pensi TU giornalista, TU scrittore, TU influencer, TU qualsiasi cosa tu sia. Non voglio sapere quale sia l'opinione dell'intelligenza artificiale, che è una macchina e non ha un'anima, né una memoria storica.
Voglio sapere cosa c'è nella testa della gente. Perché se qualcuno vuole scrivere, beh... vuol dire che ha qualcosa da dire. Oppure deve solo generare contenuto e monetizzare?
Qui si apre il secondo portone, che vale la pena scardinare.
Davvero quello che facciamo online deve per forza essere monetizzato? Non possiamo scrivere solo per il gusto di scrivere? Per sfogo, per hobby, o anche solo perché siamo dei maledetti esibizionisti che vogliono mostrare al mondo quello che fanno e che pensano?
A quanto pare, comunque, ci sono piccoli baluardi che resistono. Che scrivono. Che si fanno i cavoli propri e vanno avanti nella loro ribellione al sistema. Pochi, sparuti banditi dell'era digitale che hanno deciso di fare della propria scrittura una missione di sopravvivenza. Beh, sono fiera di far parte di questa banda di ribelli e, lasciamelo dire, anche se ci rivederemo solo tra 500 anni: è la ribellione più pacifica sulla faccia della Terra, dovresti provarci anche tu. Apri un tuo spazio web e scrivi, scrivi, scrivi, anche se ti leggeranno solo due persone. Fai sentire la tua voce, quella autentica di cui abbiamo bisogno.
Però, se vuoi, prima di postare, puoi chiedere all'AI di sistemarti i typo.
Solo quelli, eh.
Ecco qui gli articoli che mi hanno ispirato:
https://www.matteopaiato.com/2025/08/02/ha-ancora-senso-fare-blogging-nel-2025/
https://www.digitalstylist.it/il-blogging-nel-2026-la-rinascita-dellautenticita-nellera-post-ai/

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